Parrocchia San Francesco Macerata


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Lettera agli ammalati

A Voi che avete vinto il Maligno…..

“Non voglio affrontare la mia malattia senza ricevere ogni domenica l’eucaristia” è la frase che un sabato pomeriggio una donna ammalata mi ha urlato al telefono. Una frase che spesso ora mi risuona nel cuore e mi fa riflettere. Come mi fa riflettere ogni venerdì mattina la testimonianza e la serenità dei malati a cui vado a portare la comunione. È un’esperienza commovente entrare nelle vostre case e vedere come aspettate con ansia la visita del vostro “farmaco di immortalità”. Guardandovi negli occhi penso sempre a come vi sentiate in quel momento e penso a un episodio: il naufrago che vede da lontano una nave e l’aspetta con ansia e gioia senza dimenticare il fatto che ancora è in balìa delle onde. Così siete voi: naufraghi nel mare del dolore che aspettano la barca della salvezza: l’Eucaristia.

Vi considero davvero la “Spina dorsale” della nostra comunità parrocchiale, con le vostre sofferenze e le vostre preghiere offerte al Padre siete voi la barca di salvezza per noi che siamo i veri ”naufraghi”. Ogni volta che mi accosto a voi mi avvicino con molta delicatezza e timore, vorrei tanto chiedervi di entrare nel vostro dolore per condividerlo, per portare insieme con voi questo peso; ma ho paura di essere troppo invadente e allora con le lacrime agli occhi vi chiedo solo di “offrire le vostre sofferenze per la Chiesa, per la parrocchia e …per il parroco”. Scrivo a voi, linfa della nostra comunità per ringraziarvi dell’esempio e della testimonianza che mi date ogni volta che vi incontro. Invidio molte volte la vostra fede forte e granitica perché è una fede provata dalla sofferenza in unione con il Crocifisso, come soffro con voi ogni volta che vedo che state soffrendo o avete qualche dubbio sulla presenza di Dio vicino a voi.

Mi siete molto cari, vorrei ogni volta darvi una carezza, un abbraccio, un segno di croce sulla fronte, un bacio che è segno della benedizione di Dio. Dal vostro posto privilegiato, dal vostro letto, dalla vostra Croce potete vedere meglio il mondo, le difficoltà, ma soprattutto potete contemplare il Crocifisso dalle cui piaghe siamo stati tutti guariti (1Pt 2,24). Vi scrivo, cari fratelli malati, per cercarvi di aiutare in questi momenti di difficoltà e di dolore. Vi vorrei lasciare una parola di speranza, una riflessione che possa aiutarvi ad illuminare questo momento fragile e delicato della vostra esistenza terrena. Il Figlio di Dio ha sofferto, è morto, ma è risorto, e proprio per questo quelle piaghe diventano il segno della nostra redenzione, del perdono e della riconciliazione con il Padre; diventano, però, anche un banco di prova per la fede dei discepoli e per la nostra fede. Per loro, come per noi, la sofferenza rimane sempre carica di mistero, difficile da accettare e da portare.

La Croce, come la sofferenza, è come lo scalpello dello scultore che toglie pezzi di pietra che non servono e così attraverso questo “togliere” piano piano viene fuori l’opera d’arte, il capolavoro. La sofferenza è il modo che Dio utilizza per purificarci e per purificare il mondo e renderlo così una meraviglia. È proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l´umanità. Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice. Alla prepotenza del Male ha opposto l´onnipotenza del suo Amore. Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l´Amore: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
San Bernardo afferma: “Dio non può patire, ma può compatire”.

Dio, la Verità e l´Amore in persona, ha voluto soffrire per noi e con noi; si è fatto uomo per poter com-patire con l´uomo, in modo reale, in carne e sangue. In ogni sofferenza umana, allora, è entrato Uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; in ogni sofferenza si diffonde la consolatio, la consolazione dell´amore partecipe di Dio per far sorgere la stella della speranza (cfr Lett. enc. Spe salvi, 39).

Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il “sì” di Dio all´uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Dal cuore trafitto di Gesù è sgorgata questa vita divina. Solo Lui è capace di liberare il mondo dal male e di far crescere il suo Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo.

Grazie a tutti voi. Grazie per il vostro “Sì” a volte detto con slancio e entusiasmo, altre volte detto a denti stretti e con sofferenza, ma sempre segno della disponibilità a partecipare al disegno di Dio che vuole salvare tutti gli uomini. Grazie a voi mi sento partecipe, per quanto mi è possibile, delle vostre sofferenze e delle speranze che vivete quotidianamente in unione a Cristo crocifisso e risorto. Egli vi doni la pace e la guarigione del cuore. Insieme a Lui vegli accanto a voi la Vergine Maria, che invochiamo con fiducia Salute degli infermi e Consolatrice dei sofferenti.

Ai piedi della Croce si realizza per lei la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35). Dall´abisso del suo dolore, partecipazione a quello del Figlio, Maria è resa capace di accogliere la nuova missione: diventare la Madre di Cristo nelle sue membra. Nell’ora della Croce, Gesù le presenta ciascuno dei suoi discepoli dicendole: “Ecco tuo figlio” (cfr Gv 19,26-27). La compassione materna verso il Figlio, diventa compassione materna verso ciascuno di noi nelle nostre quotidiane sofferenze.

Vi saluto in Cristo. Il Signore Vi Benedica sempre!

Vostro fratello
Fra Gianluca


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